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La casa museo

In questa casa il 30 agosto 1860 nacque Giuseppe Petrosino.
Tra queste mura il piccolo Giuseppe visse fino a 13 anni quando, nel 1873, insieme al padre Prospero, sarto, ed a tutta la famiglia “partì per l’America”.
Questo caso di “ordinaria emigrazione” determinò il destino di Giuseppe che sarebbe diventato, poi, il grande, leggendario Joe, il poliziotto più famoso d’America.
In questa casa continuarono a vivere fino ai nostri giorni i parenti di Giuseppe: fratello, nipoti, pronipote. Tutti furono fedeli custodi di questi ambienti che, attraverso varie generazioni, hanno conservato la memoria di quegli anni, nel susseguirsi delle molte partenze e dei pochi ritorni legati al sogno dell’emigrazione.
La cucina
La tavola
La disposizione della casa, costruita nel 1768, poi ampliata nel 1834, gli arredi, gli oggetti, ci sono pervenuti quasi intatti. Qui vive la vicenda della grande emigrazione meridionale che si è dipanata dall’ultimo ‘800 fino ai primi del ‘900.
Nel corso di questo periodo le mutate condizioni della vita hanno comportato lievi trasformazioni che non hanno per nulla falsato la genuinità di questa testimonianza, anzi…
L’introduzione della luce elettrica oppure i nuovi mobili liberty della sala da pranzo, acquistati da nonno Michele, ultimo fratello di Joe, che ritornava a casa col piccolo gruzzolo risparmiato negli Stati Uniti, diventano capitoli assai significativi della storia dell’emigrazione meridionale. Proprio attraverso la “visualizzazione e la reificazione” del nuovo benessere l’emigrante di ritorno dimostrava ai compaesani rimasti a casa l’orgoglio di non essere partito invano: la luce elettrica, i nuovi mobili, l’orologio e la catena d’oro, lo stesso modo di vestire, diventavano un’esplicita dichiarazione di successo.
Caruso
La musica
Ecco perché questa casa natale di Joe Petrosino, oltre al valore di documentazione storica legata al personaggio, può essere considerata una significativa e forse unica testimonianza della tipica casa degli emigranti di quegli anni: gli oggetti della loro esistenza, le loro abitudini, gli strumenti del loro lavoro, i bagagli delle loro partenze, si sono magicamente conservati tra queste mura, grazie soprattutto alla vigilante attenzione della signora Gilda Petrosino, nipote di Joe, che qui abitò fino al 1997, anno della sua scomparsa.
Allora ci si accorse di quanto fosse stata importante la sua determinazione nel “non buttare mai niente” proprio per conservare intatta la memoria del grande zio. E proprio in quel pozzo della memoria che era il “magazzino della signora Gilda”, sono stati ritrovati molti degli oggetti legati sia all’infanzia di Joe, sia agli infiniti distacchi di tutti gli altri familiari che, prima di partire per “l’America” rivolgevano un ultimo sguardo di addio alle mura domestiche.
Lo scrittoio
Rame
Un passato che non poteva e non doveva sparire.
Lo capì per primo Nino Melito, figlio della signora Gilda ed orgoglioso pronipote di Joe Petrosino, attento custode di questa preziosa documentazione sulla vita del grande poliziotto e sulla storia dell’emigrazione meridionale.
E’ stato lui che ha curato con rigorosa fermezza la conservazione di questo straordinario patrimonio culturale, selezionando con vigilante attenzione l’autenticità dei reperti nonché indicando il loro esatto posizionamento secondo il contesto originario.
Per il Comune di Padula che, unitamente alla Regione Campania, ha contribuito alla realizzazione di questa casa-Museo, essa rappresenta un doveroso contributo nella lettura della storia dell’emigrazione e nell’attualizzazione della vicenda dell’eroe Petrosino, che intuì la gravità del fenomeno mafioso, pagando con la vita la scoperta di assassini e mandanti dei primi delitti di mafia.
Una storia di crimine e di sangue che da allora non si è mai interrotta e che tanti danni arreca, ancora oggi, alla nostra società civile.

 

 

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