IL TERZO LIVELLO IN CAMPANIA

IL TERZO LIVELLO IN CAMPANIA

 Sala Consilina, 2 Giugno 2008    

  Stiamo assistendo ad una tragedia dalle dimensioni che non erano prevedibili nel 2006, anno della pubblicazione del lavoro di Roberto Saviano. Dalla lettura di “Gomorra” risultava già chiaro, tuttavia, quello a cui si stava andando incontro: un disastro ambientale e sociale di vaste proporzioni.  

Si sta anche scoprendo, da ultimo, come il potere malavitoso in Campania abbia ramificazioni ben più estese e profonde di quelle che un comune cittadino possa mai immaginare. Tuttavia, l’ultima intervista, rilasciata dall’autore di “Gomorra” al TG1, in seguito alla morte di Michele Orsi, barbaramente ucciso dal braccio violento della camorra nel Casertano, invece di far riflettere, ha spinto qualcuno a banali constatazioni. E’ indubbio che il contesto in cui operava Salvo Lima era diverso da quello in cui si muoveva Orsi. Eppure Giuseppe D’Avanzo fa leva proprio su questo aspetto in un suo articolo apparso oggi in prima pagina su La Repubblica. Con questa precisazione non vorremmo che si banalizzasse il paragone fatto da Saviano nella recente intervista; al contrario, questa analogia dovrebbe portare molti a riflettere, non ultime le forze investigative dello Stato. Cercheremo di capire il perché. 

Il mostro creato in Campania, anche con l’apporto dei fondi per l’emergenza rifiuti, è frutto di una sorta di generalizzata negazione della cultura della legalità; tale cultura non può, oggi, essere riaffermata, nemmeno tramite l’intervento dell’esercito. Piuttosto, gli ultimi decreti del Governo potrebbero acuire quel divario che esiste tra il cittadino e le istituzioni, oltre a dare adito ad eccezioni di carattere giuridico. Già Beppe Grillo, nell’intervista rilasciata ad “Anno zero” dopo il primo “V-day”,  preconizzava l’uso dell’esercito contro le piazze. Viene quasi da chiedersi se Grillo goda di una qualche facoltà di preveggenza negli ultimi anni, oppure esprima, attraverso una sensibilità artistica molto spiccata, solo il comune sentire. Il dilagare della corruzione (ricordiamo le parole del Procuratore Generale di Napoli, Giandomenico Lepore?) ha sommerso, come un fiume in piena, la possibilità di ristabilire la forza delle regole in qualsiasi contesto, a qualsiasi livello, nei frangenti più elementari della vita sociale di questa Regione. Interi organismi della pubblica amministrazione vengono indagati dalle Procure campane, per il ruolo che esse hanno avuto nel disastro ambientale che non ha pari in Italia per estensione geografica e per durata nel tempo.

 Il merito di Saviano è quello di aver svelato le strategie della criminalità organizzata al di là dei singoli episodi e dei singoli ammazzamenti. E, con i disegni criminali, Saviano ha chiaramente spiegato in quale contesto sociale e culturale la malavita organizzata campana è fiorita, nell’indifferenza anche di chi ritiene una semplificazione eccessiva accostare il ruolo di Michele Orsi a quello di Salvo Lima. Siamo certi che, in spazi più idonei, che non una semplice intervista, Roberto Saviano avrebbe saputo far emergere le similitudini e le ovvie differenze tra il ruolo svolto da questi personaggi come mediatori tra il livello politico e quello malavitoso. Ed è proprio questo il punto. Saviano ci sta indicando un terzo livello, al quale la magistratura ancora non è approdata in modo completo: il livello politico. Forse non è semplice ammettere che potrebbero emergere altre connivenze, oltre a quelle già svelate, tra alcuni rappresentanti politici in Campania e la malavita organizzata, proprio nel momento in cui bisognerebbe far quadrato intorno alle istituzioni locali. Eppure, è proprio questo il momento di far sentire forte il nostro appoggio a chi dovrebbe fare finalmente chiarezza in questa triste vicenda, senza tatticismi, senza sconti e senza ulteriori ritardi.

 Avevamo già ipotizzato l’esistenza di questo terzo stadio in ripetuti scritti sull’argomento, pubblicati a distanza di anni uno dall’altro. Avevamo già detto che il ciclico ripetersi del fenomeno dell’emergenza non fosse altro che un modo per drenare risorse dallo Stato centrale per rimpinguare le casse di qualche impresa collusa, con ritorni politici che vengono ben spiegati in un famoso saggio sull’ecomafia [1]. Le parole di Saviano, che più a fondo ha analizzato l’intera vicenda dello smaltimento illecito dei rifiuti e degli interessi della camorra nel business dell’immondizia, sembrano adesso confortare la nostra ipotesi: non sarebbe stato possibile un disastro di dimensioni così grandi senza il coinvolgimento diretto e consapevole di alcuni esponenti istituzionali, a vari livelli. Adesso sta alla magistratura cercare i responsabili. Se non si comincia da questa fase, tutti gli interventi, morbidi o duri che siano, saranno inutili. L’intervento dell’esercito, anzi, potrebbe risultare addirittura dannoso per la già traballante credibilità delle istituzioni campane. Per ridare fiducia ai cittadini bisogna, immediatamente, allontanare dalla politica chi ha utilizzato il pubblico potere per fare affari, per accrescere il consenso mediante clientele, per favorire con consulenze fasulle amici e sodali. Sarà un’operazione drammatica e non indolore, ci rendiamo conto, ma necessaria. Solo così i cittadini potranno ancora accettare qualche sacrificio e potranno dare credito e supporto a chi deve rimuovere dalle strade l’immondizia per sversarla in qualche andito di questa stupenda regione, dilaniata da troppi anni di scellerata inerzia. Solo così questo malandato territorio potrà ritornare a sperare in un futuro fatto di normalità, allontanando per sempre da questi luoghi il ricordo delle emergenze che hanno prodotto tanti profitti illeciti e tante drammatiche conseguenze in campo ambientale, economico e sociale.

 Roberto De Luca

 

 

[1]  Antonio Cianciullo, Enrico Fontana, “Ecomafia” (Editori Riuniti, 1995) pag. 17.